Il concetto di bellezza in un cane di razza


La bellezza morfologica è ben diversa dalla bellezza estetica.

La prima può essere solo oggettiva, la seconda può essere, e spesso lo è, soggettiva, legata a stereotipi che accomunano gran parte di noi, condizionati da un pensare uniformato, del tutto normale in un contesto sociale specifico.

Per fare un esempio banale: per gran parte di noi Marilyn Monroe è lo stereotipo della bellezza femminile, non lo è probabilmente per una tribù amazzonica o per molti paesi asiatici.

La bellezza morfologica fa riferimento alla struttura e alla forma: due gambe, due braccia, una testa ecc., più o meno lunghe, più o meno muscolose, capelli neri o biondi, pelle chiara o scura e via dicendo.

La morfologia ci aiuta anche a spiegare il perché una persona, sempre per restare negli esempi banali, alta e magra, salterà più in lungo di una persona bassa e in sovrappeso.

Concetti semplici direi, che se ci pensiamo un attimo, sono alla base delle ideologie della “razza pura”, cioè quella ariana bramata da chi sapete bene.

Oggi il concetto di bellezza, per noi esseri umani, è essenzialmente estetico, soggettivo, come ho scritto sopra, e se anche legato strettamente al concetto di bellezza morfologica, non avrà mai un riscontro oggettivo. A me, per esempio, le bionde non piacciono, per ricollegarci a Marilyn Monroe. Se Hitler avesse vinto la seconda guerra mondiale, oggi probabilmente diremmo tutti che si è belli esteticamente e morfologicamente se si è alti, biondi, muscolosi e con gli occhi azzurri. Dio me ne scampi, per fortuna non è andata così… pensate che noia e che tristezza la vita.

Discorso razze canine. Qui entrano in ballo quelli che “lo amo lo stesso anche se non è di razza”, ma poi la metà compra il simil labrador, il simil pinscher, il simil barboncino e danno dei razzisti nazisti a chi alleva cani di razza. Mettiamoli subito da parte. Qui non si mette in discussione l’amore, questo è scontato, almeno si spera, per qualsiasi cane, meticcio o di razza pura che sia. Questo articolo vuole solo spiegare il concetto di bellezza in cinotecnica.

Discorso razze dicevamo. Qui il concetto di bellezza è sempre legato al concetto di morfologia, quindi a struttura e forma, quindi a funzionalità. Ecco cosa scrive l’Enci nel regolamento delle esposizioni canine: “Le esposizioni canine sono verifiche cinotecniche nelle quali i cani sono sottoposti all’esame e al giudizio della loro bellezza e conformazione esteriore, intese l’una e l’altra in relazione allo standard ufficiale della razza cui appartengono.”.

Non si parla di soggettività o discrezionalità, si parla di giudicare un cane in base a dei parametri oggettivi riportati nello standard di razza. Anche questo direi che è un concetto abbastanza semplice.

A me non piace usare paroloni quando scrivo. A me piace che tutti capiscano cosa scrivo e che la lettura sia piacevole, per questo volentieri riporto esempi, a volte banali, per spiegare certi concetti. Per ribadire quanto evidenziato dal regolamento Enci, se uno standard dice, per esempio, che una determinata razza deve rientrare obbligatoriamente tra i 50 e 55 cm di altezza al garrese, così deve essere. Se si è fuori da questi parametri, il cane in questione mostra un difetto che lo allontana dal concetto di “bellezza morfologica”, perché più lontano dalle sue funzionalità. E qui introduciamo un nuovo concetto: la funzionalità.

E’ questa che dà vita ai parametri morfologici e quindi allo standard, oltre, naturalmente alle attitudini caratteriali del soggetto, ma questo è un altro discorso, che non voglio affrontare perché estremamente difficile da valutare all’interno di un ring in una esposizione di bellezza. Sappiate solo che le attitudini caratteriali dovrebbero essere fondamentali, se non anche più importanti degli aspetti morfologici, per un cane di razza.

Cosa si intende per funzionalità? Praticamente il cane è stato usato quasi sempre dall’uomo come uno strumento funzionale alla sua vita. Ora non sto a riportare gli esempi che trovate in qualsiasi libro di etologia, ci siamo capiti. Nascono quindi i cani da pastore, i cani da caccia, i cani da difesa, i cani da combattimento, i cani da compagnia, i cani da corsa ecc. ecc. fino ad arrivare alle oltre 400 razze riconosciute dalla FCI. Ogni razza è stata creata dall’uomo da zero o migliorata da esso per certi scopi e ogni scopo necessita di una tipologia morfologica e caratteriale adatta ad eseguirlo nei migliori dei modi. Torniamo a uno degli esempi iniziali: una persona alta e magra, salterà più in lungo di una persona bassa e in sovrappeso, ma al contempo una persona alta e magra, sarà più facile da far cadere a terra rispetto ad una persona bassa e magra (a parità di forza naturalmente). Quindi ogni razza ha i suoi parametri morfologici per far si che risulti funzionale allo scopo per cui è stata creata. Spesso avrete sentito parlare di “morfofunzionalità”, ecco spiegato cosa significa.

Ancora un appunto su questo argomento. Oggi parlare di morfofunzionalità è ormai obsoleto per gran parte delle razze canine e probabilmente tra 100 anni, se non prima, lo sarà per tutte. Oggi il cane di razza non è quasi mai uno strumento funzionale a qualcosa, ma un animale da affezione, un amico, un membro della famiglia. Ma questo “razzismo”, inteso come suddivisione tra razze, probabilmente non scomparirà mai, anzi, andrà sempre crescendo per soddisfare qualsiasi nostra strana voglia di “razza particolare”, unica, che ci somiglia, che ci fa sentire più forti, più teneri, più sicuri, più atletici, più sedentari, più quello che volete. Ma se così sarà, se il concetto di razza rimarrà ancora per diversi secoli a venire, resterà valido il concetto di bellezza morfologica, perché se non ci sono i parametri riportati in uno standard, non c’è una razza.

Tutto chiaro direte voi, non ci vuole molto a capire certi concetti, giusto? Eppure in tanti hanno il dente avvelenato, soprattutto per chi frequenta esposizioni di bellezza, sia privati che allevatori o “espositori della domenica”. Le classiche frasi che si sentono dire e spesso urlare: “IL GIUDICE NON CAPISCE NIENTE, FA VINCERE SOLO GLI ALLEVATORI, E’ AMICO DELL’HANDLER, E’ UN VENDUTO ECC.”.

Di una cosa siamo certi, solo una esposizione di bellezza riconosciuta FCI o da altri enti simili, vedi AKC, UKC ecc., può stabilire ufficialmente se un cane è bello o meno. Una grande responsabilità questa, mi viene da aggiungere. E al contempo mi viene da dire “Beh, neanche tanto grande, ci sono gli standard, ci sono i parametri o indicazioni da rispettare, almeno che un giudice non abbia problemi alla vista, non può sbagliare”, ma purtroppo sappiamo bene che non è sempre così. Perché succede questo allora?

Spiegarlo in modo approfondito significherebbe scrivere un libro intero di psicologia; analizzare nel dettaglio tutte le dinamiche sociali, psichiche, semiologiche, semiotiche e chi più ne ha più ne metta. Bisognerebbe, spiegare il perché un giudice ha idee diverse rispetto ad un altro suo collega, bisognerebbe, in definitiva, spiegare perché un giudice è un essere umano. E’ tutta qui la fregatura, di fronte non abbiamo un robot, una macchina, un androide, una intelligenza artificiale, abbiamo semplicemente e banalmente un essere umano. Un uomo, o donna che sia, con le sue idee, la sua cultura, il suo ceto sociale, il suo vissuto, il suo umore, le sue simpatie. Un essere vivente condizionato da una infinità di variabili che non faranno altro che inficiare il giudizio all’interno di un ring.

“QUESTO NON DOVREBBE ACCADERE!!!”, gridò qualcuno appena cacciato da un ring con un bel “molto buono”. No, caro amico arrabbiato e aggiungerei superficiale, questo accade, come accade in qualsiasi contesto della nostra società. I dentisti non sono tutti bravi allo stesso modo, idem gli avvocati, idem i carpentieri, idem i professori, idem i chirurghi, idem per qualsiasi mestiere svolto da noi esseri umani su questo pianeta. Al contempo un dentista per me incapace, per qualcun altro può essere il dentista più bravo del mondo.Quanto spiegato è praticamente un dogma: credibile, ma non giustificabile per la mente umana. WOW, praticamente ho appena confermato che Dio esiste :-D.

Le variabili nella mente di un essere umano sono un dato di fatto e vanno accettate, senza discutere o criticare solo per partito preso. Dire: “QUESTO NON DOVREBBE ACCADERE!!!”, oppure: “VENDUTO!” o “IGNORANTE!”, fa solo venire il sangue marcio, se non si è capaci di analizzare il perché di un giudizio dato da quel determinato giudice.

Ed è qui che entra in ballo un altro concetto fondamentale, l’analisi.

Il saper analizzare un giudizio e quindi anche discuterlo e criticarlo in modo costruttivo è compito del proprietario del cane, privato o allevatore che sia, e farlo nel modo corretto non può che portare ad una crescita e naturalmente a capire il perché un giudice ha preferito un cane rispetto ad un altro.

Torniamo agli esempi banali, così non vi perdete, che dopo la scoperta che Dio esiste, qualcuno potrebbe essere andato in paranoia. Un giudice, per essere tale, deve anche essere un allevatore. Basta essere allevatore di una sola razza. Supponiamo che il giudice di quel giorno sia allevatore di pastori tedeschi, supponiamo che debba giudicare gli Akita Inu. Supponiamo poi (lo suppongo perché non lo so e non ho voglia di andare a leggermi lo standard) che l’Akita inu deve avere, da standard, una groppa dritta e poca spalla, ma quel giorno, quel giudice allevatore di pastori tedeschi ha preferito soggetti con una groppa leggermente scesa e angoli anteriori ben evidenti. Ecco che escono fuori giudizi sbagliati fuorvianti, “venduto”, “non capisce niente” e bestemmie a tutto andare. Mi verrebbe da dire che situazioni del genere sono praticamente all’ordine del giorno, ma…. Non è sempre così!!! RIPETO, NON E’ SEMPRE COSI’!!! Perché dico questo? Perché i cani belli morfologicamente esistono, tutti ne siamo a conoscenza e se anche loro non vincono sempre, vincono però spesso, e soprattutto vincono negli eventi che contano!

Fare il giudice è probabilmente uno dei compiti più difficili che un essere umano possa affrontare. Sono serio, non sto scherzando. Un giudice per essere un grande giudice, oltre a spogliarsi del suo vissuto, del suo presente, del suo futuro, dei suoi stereotipi, delle sue idee, del suo umore, delle sue amicizie o inimicizie, ecc. ecc., dovrebbe conoscere più o meno a memoria lo standard di oltre 400 razze di cani e volendo, già arrivare a questo punto sarebbe un incredibile traguardo, ma comunque ancora lontano da quello che lo farebbe essere agli occhi di tutti un “grande giudice”. Oltre a diventare, una volta nel ring, praticamente un androide dotato di intelligenza artificiale di ultima generazione e ricordare a memoria lo standard, dovrebbe conoscere la storia di ogni singola razza, perché è questa a definire e spiegare lo standard, soprattutto quando questo è uno standard, come lo definisce il Prof. Morsiani , a “maglia larga”, tipico, ad esempio, delle razze inglesi, che, salvo rari casi, sono famosi “per la loro imprecisione scientifico-descrittiva”. Continuando a Citare il Prof. Morsiani, egli scrive “I maligni dicono che gli inglesi si sono dati degli standard super-nebulosi per poter cedere, particolarmente ai nostri numerosi esterofili, tanti loro cani poco tipicizzati. Noi crediamo che in realtà gli allevatori inglesi abbiano una straordinaria, lunga e ferrea tradizione di allevamento che sopperisce alle carenze dei loro standard. In altri termini se in un cane vi sono qualità o difetti non previsti nello standard, ma contenibili nella tradizione, i giudici e gli allevatori anglosassoni ne tengono conto. Salvaguardando in questo modo il tipo corretto. Il guaio accade quando giudici non inglesi, nella necessità di tappare i buchi (cioè di completare le carenze di standard), forniscono le più contrastanti interpretazioni del tipo.”. Chiaro no? Se non conosci la storia di una razza, non conosci la razza, punto. Tornando quindi al nostro giudice androide, questo dovrebbe aver letto e soprattutto studiato, teoricamente, almeno un paio di libri validi per le oltre 400 razze in essere. Quindi, restando stretti, almeno un migliaio di libri. Non credo esista un corso di laurea che preveda lo studio di 1000 libri. Qualche giudice potrebbe iniziare a storcere il naso e sostenere che studiare la storia e la tradizione legata ad ogni singola razza è del tutto superfluo se si è ben ferrati sulla zoognostica e cinognostica, beh, spero siano in pochi a pensarlo, perché saremmo tutti giudici allrounder e sicuramente i giudici che pensano questo, non sono e non saranno mai dei grandi giudici.

Ma esiste quindi il “grande giudice”? Beh, inteso come l’ho definito pocanzi, la risposta è abbastanza scontata, direi di no, ma semplicemente perché è quasi impossibile. Forse dopo 50 anni di studio ci si potrebbe avvicinare, ma direi che è impensabile. Per non dimenticare poi, tutte le variabili legate alla psiche di ogni singolo essere umano di cui parlavamo in precedenza.E’ però vero che, come scrivevo precedentemente, c’è chi è più bravo e chi è meno bravo e i cani belli, non vincono sempre, ma vincono spesso e soprattutto vincono negli eventi che contano, perché in questi eventi a giudicare, ci sono i giudici migliori e spesso giudici allevatori della razza che stanno giudicando.

Ed è qui che si chiude il cerchio. Il dogma è stato ampiamente spiegato: il giudice perfetto non esiste e non esisterà mai, perché è così, punto e basta.

Caspita, sono arrivato ad un vicolo cieco? E invece no. Vi ho portato, spero, a ragionare ed era questo quello che volevo. Sicuramente in pochi siete arrivati a leggere fino a qui, ma quei pochi avranno capito un concetto importante e fondamentale per ogni allevatore sulla faccia della terra: “NON E’ UN GIUDICE A DIRE CHE QUEL SOGGETTO E’ UN BEL CANE, E’ L’ALLEVATORE CHE LO DEVE DIRE!”, ma soprattutto è un allevatore che lo deve capire, perché l’allevatore avrà un solo compito nel suo lavoro, o passione, e cioè quello di studiare la cinognostica, la storia della propria razza e lo standard, e per fare questo non ci vogliono 50 anni. Se si parte da questo assunto, qualsiasi giudizio sarà analizzato nel modo corretto e contestualizzato di conseguenza, senza scadere con opinioni poco edificanti, che non solo lasciano il tempo che trovano, ma dimostrano la vostra esigua cultura cinotecnica e questo non vi farà ben figurare.

Per concludere questo mio scritto e per ricollegarci al concetto di bellezza morfologica, è chiaro che l’oggettività deve accumunare tutti gli appassionati, allevatori e allevatori giudici di quella determinata razza che si è deciso di allevare. Non si può pretendere, al contempo, che un giudice conosca a menadito tutto quello che c’è da sapere su una razza che sta giudicando e della quale non è allevatore o della quale non ha avuto modo di approfondire tutti gli aspetti per poterla valutare al meglio. Certo, questo è auspicabile ma, come detto sopra, ci sono giudici più preparati rispetto ad altri e questo è del tutto normale, fa parte della vita e va accettato. Non credo che questo mio scritto sia da stimolo ai giudici a “fare di più”. Probabilmente verrà più visto come una provocazione irriverente che mette in discussione decenni di esperienza sul campo. Beh, poco importa, non era questo il mio intento (essere irriverente), né tanto meno dare consigli su come “fare di più”.

Il mio scopo era far capire il concetto di bellezza morfologica, che è unico per ogni razza di cane. Non esiste “il mio tipo”, esiste solo “il tipo”, descritto nello standard o spiegato dalla storia e dalla tradizione di quella determinata razza. “Io preferisco un soggetto con una testa più grande, un garretto più angolato, un soggetto più corto, più lungo, con più spalla, con più ginocchio, con meno collo, ecc. ecc.”, non ha assolutamente senso. Tu, appassionato di una determinata razza, devi solo ed esclusivamente allevare un soggetto in base al tipo che lo standard descrive ed avvicinarti il più possibile ad esso in ogni suo aspetto, non quello che tu gradisci di più! Non stiamo parlando di BELLEZZA ESTETICA, stiamo parlando di BELLEZZA MORFOLOGICA, stiamo parlando di armonizzare un insieme di parametri per rendere un soggetto morfologicamente adatto alle sue funzioni. Ricordalo sempre.

Marco Rosetti